Trattandosi di un reato abituale, si può configurare solo se vi siano una serie di fatti commissivi od omissivi.
A ricordarlo è la sentenza della Corte di Cassazione, sez. VI, 11.05.2020, n. 14417. In tale pronuncia, infatti, viene ribadito il noto indirizzo interpretativo secondo cui il reato previsto dall'art. 572 c.p. (maltrattamenti contro familiari e conviventi) può ritenersi sussistente solo nel caso in cui gli episodi siano reiterati nel tempo e siano collegati da un nesso di abitualità. Qualora intercorra un notevole periodo tra una serie di episodi e l'altra ovvero la serie reiterativa sia interrotta da una sentenza di condanna può configurarsi anche la continuazione ex art. 81, comma 2, c.p..
Inoltre, la sentenza in commento richiama anche il principio, affermato dalle Sezioni Unite, secondo cui le dichiarazioni della persona offesa, previa verifica della sua credibilità soggettiva e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, possono anche da sole fondare la condanna dell'imputato. Tale aspetto, risulta particolarmente importante se si considera che il reato di maltrattamenti spesso si consuma nel contesto chiuso e riservato delle mura domestiche.